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La piccola chiesa sorge davanti al Teatro Municipale nel luogo dove ne era stata costruita una precedente probabilmente per interessamento del vescovo Savino (375-420). Fu riedificata tra X e XI secolo..

All’interno conserva in volta e lunette del santuario affreschi cinquecenteschi con storie mariane:  nelle quattro vele si contrappongono la Natività di Maria, l’Annunciazione,  Le nozze della Vergine e l’ Assunzione della Madonna. Le lunette sulle pareti laterali propongono la Presentazione al Tempio e frazioni di un affresco con gli Apostoli intorno al sepolcro vuoto di Maria interrotto da una finestra posteriore.

Sono riconducibili ad un’unica mano, eccettuato forse lo scomparto dell’Assunzione di qualità stilistica superiore. Negli scenari architettonici, connotati da gusto narrativo e cromie predominanti, sono stati percepiti influssi dal Pordenone e dalla cultura pittorica cremonese. Si dice che il ciclo sia opera del locale Remondino o Remondini vissuto nel XVI secolo, ma l’attribuzione è da indagare. Gli affreschi sono stati riferiti anche ai piacentini Giovanni e Giacomo Veggi.

Resti di pitture murali più antiche permangono sulla parete sinistra dell’aula:  una lunetta con figura frammentaria del Redentore variamente datata fra XI secolo e la fine del XII secolo  e una Madonna con Santa monaca, ascrivibile al Quattrocento. 

Significativo è anche il paliotto in scagliola nella terza campata sinistra, recante la Natività di Maria, dei Santi Antonino e Giustina del primo quarto del Settecento.

Un’apertura al centro dell’aula chiusa da lapide indica il pozzo di S. Antonino, in realtà si tratta di una manipolazione seicentesca, mentre il vero mistero della chiesetta è costituito dall’ipogeo del IV secolo che si sviluppa sotto il pavimento, tutto da scoprire. Enigma di storia sconosciuto alla maggior parte dei piacentini, vi si accede da una apertura in sacrestia chiusa da una lastra quadrangolare. Mediante il posizionamento di una lunga scala in sicurezza ci si può calare nel vano sotterraneo rettangolare di m. 1,80 x 2,30, con  file di mattoni nelle pareti lungo la discesa e volta a botte. È ritenuto essere il primo sepolcro di Antonino “pressoché intatto, che con tutta probabilità aveva ospitato le spoglie del martire e la fiasca di vetro contenente il suo sangue” (Siboni 1971). Posto circa 6 metri sotto il livello attuale, conserva fievoli tracce di una decorazione a raggiera che lascia ipotizzare una antica destinazione cultuale e, nella parete frontale, un piccolo incavo forse destinato alla custodia dell’ampolla del sangue. Una parte è costituita da un grande masso che poteva essere ribaltabile per l’accesso al loculo.

Le spoglie mortali del patrono per iniziativa di San Savíno, secondo vescovo di Píacenza, vennero traslate circa l’anno 388 nella chiesa che poi prese il nome del martire e sono oggi conservate in un’urna sotto l’altare maggiore, assieme a quelle di San Vittore, primo vescovo di Piacenza (322-357). 

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